Nel corso degli ultimi anni, grazie alla pubblicazione di un numero considerevole di studi che hanno dimostrato come il Cannabidiolo (CBD), il cannabinoide non psicotropo della Cannabis, possa potenzialmente svolgere un ruolo per il trattamento di molte patologie, è aumentato sempre più il numero di consumatori che assumono CBD in concomitanza con i più svariati tipi di farmaci.

Da qui l’esigenza quindi di fare luce su quello che attualmente si può affermare con fondamento scientifico in merito all’interazione del CBD con i farmaci presenti in commercio.

L’evidenza preclinica

Al momento è noto che l’interazione del CBD con altri farmaci è legata al suo metabolismo epatico da parte degli enzimi della famiglia CytP450 (implicata nel metabolismo di tanti altri farmaci) e al fatto che si sia dimostrato essere un inibitore di alcuni degli enzimi di tale famiglia (per esempio CYP1A2, CYP2B6, CYP2C9, CYP2D6 and CYP3A4) [1,2].
Di conseguenza, in termini di interazione con altri farmaci, al momento si potrebbero verificare le seguenti condizioni:

  • un aumento dell’effetto del CBD in concomitanza con l’assunzione di farmaci che inibiscono il CytP450 e che pertanto rallentano il metabolismo del CBD. Tra questi è bene ricordare i farmaci antivirali, antimicotici, l’amiodarone (antiaritmico), calcio antagonisti (antipertensivi), l’isoniazide (antitubercolare) e gli antibiotici macrolidi come claritromicina ed eritromicina).
  • una diminuzione degli effetti del CBD in concomitanza con l’assunzione di farmaci che inducono il CytP450 e che quindi aumentano il metabolismo del CBD (tra questi alcuni antibiotici come rifampicina e rifabutina e molti antiepilettici come carbamazepina, fenobarbitale, fenitoina e primidone; effetti analoghi si potrebbero avere anche per il troglitiazone che è un antidiabetico e per l’iperico che è un antidepressivo)
  • aumento dell’effetto dei farmaci che vengono metabolizzati dagli isoenzimi della famiglia dei CytP450, che vengono inibiti dal CBD, come per esempio omeprazolo (gastroprotettore), risperidone (antipsicotico), warfarin (anticoagulante) e diclofenac (antifiammatorio), solo per citarne alcuni.

Questi sono i potenziali effetti legati all’interazione del CBD con gli altri farmaci, dedotti esclusivamente da quanto fino a ora si conosce sulla sua farmacocinetica e su quella degli altri farmaci. Si tratta di potenziali effetti da confermare nella pratica clinica e da approfondire in termini di dosaggi e di entità.


L’evidenza clinica

Al momento le evidenze maggiori riguardano l’interazione con farmaci antiepilettici, essendo l’epilessia (in particolare quella farmaco resistente) la patologia per la quale gli studi sono stati più approfonditi, con la recente entrata in commercio dell’Epidiolex; un farmaco a base di CBD per il trattamento di queste rare forme di epilessia. In tale contesto alcuni studi volti a valutare l’efficacia e la sicurezza del CBD [3,4], hanno evidenziato come la contemporanea assunzione con altri farmaci antiepilettici comporti un’aumentata concentrazione di rufinamide, topiramato, zonisamide, eslicarbazepina e di un metabolita del clobazam (N-desmetilclobazam), il quale ha, tra le possibili conseguenze, un maggiore effetto sedativo.
Un altro dato significativo che è emerso da questi studi riguarda l’aumento degli indici di funzionalità epatica come ALT e AST nel caso di contemporanea assunzione con valproato [3].


Conclusioni

Sempre nella pratica clinica è importante sottolineare come un recente case report [5], abbia dimostrato come la contemporanea assunzione del CBD (con dosaggio di partenza di 5/mg/kg/day) con il warfarin (l’anticoagulante maggiormente utilizzato al mondo) alteri in maniera non lineare l’andamento dell’INR (valore che esprime il nostro stato coagulativo), con potenziali effetti collaterali rilevanti da un punto di vista clinico, come possibili sanguinamenti (correlati ad un aumento dell’INR).
Questo effetto viene, in genere, collegato alla capacità del CBD di inibire l’isoenzima CYP2C9, responsabile del metabolismo dell’isomero più attivo del warfarin.

Per il momento si può affermare con ragionevole certezza che il CBD possa interferire con il metabolismo di numerosi farmaci; rimane tuttavia da capire con quali di essi e a che dosaggi. Interazione certa nella pratica clinica è stata dimostrata con alcuni farmaci antiepilettici (clobazam e valproato) e con il farmaco anticoagulante maggiormente utilizzato al mondo (warfarin). Il suo utilizzo dovrebbe quindi avvenire sempre sotto sorveglianza medica, specie in caso di contemporanea assunzione delle sostanze sopra segnalate (in tal caso, risulta indispensabile provvedere a uno stretto monitoraggio clinico e laboratoristico).


Bibliografia

[1] Yamaori, S., Ebisawa, J., Okushima, Y., Yamamoto, I.,Watanabe, K. Potent inhibition of human cytochrome P450 3A isoforms by cannabidiol: Role of phenolic hydroxyl groups in the resorcinol moiety. Life Sci. 2011, 88, 730–736.

[2] Yamaori, S., Okamoto, Y., Yamamoto, I., Watanabe, K. Cannabidiol, a major phytocannabinoid, as a potent atypical inhibitor for CYP2D6. Drug Metab. Dispos. 2011, 39, 2049–20563-Interactions between cannabidiol and commonly used antiepileptic drugs Tyler E. Gaston , E. Martina Bebin, Gary R. Cutter, Yuliang Liu, and Jerzy P. Szaflarski for the UAB CBD Program Epilepsia, 58 (9):1586–1592, 2017.

[3] Tyler E. Gaston E. Martina Bebin, Gary R. Cutter, Yuliang Liu, and Jerzy P. Szaflarski for the UAB CBD Program; Interactions between cannabidiol and commonly used antiepileptic drugs; Epilepsia, 58(9):1586–1592, 2017.

[4] Orrin Devinsky, MD, Anup D. Patel, MD, Elizabeth A. Thiele, MD, Matthew H. Wong, MD, Richard Appleton, MD, Cynthia L. Harden, MD, Sam Greenwood, PhD, Gilmour Morrison, Kenneth Sommerville, MD, and On behalf of the GWPCARE1 Part A Study Group; Randomized, dose-ranging safety trial of cannabidiol in Dravet syndrome; Neurology 2018 Apr 3; 90(14): e1204–e1211.

[5] Leslie Grayson, Brannon Vines, Kate Nichol, Jerzy P.Szaflarski, for the UAB CBD program; An interaction between warfarin and cannabidiol, a case report; Epilepsy & Behavior Case Reports 9 (2018) 10-11.


Autore: Dott. Francesco Buia
Medico Chirurgo