Nel percorso di dispensazione della Cannabis Medica, la determinazione quantitativa dei due principali cannabinoidi, THC e CBD, nelle preparazioni galeniche destinate ai pazienti, è un passaggio importante ed obbligato per assicurare la qualità degli estratti oleosi allestiti dalle farmacie. Per mettere luce su questa importante e delicata fase abbiamo intervistato il Prof. Alberto Ritieni, ordinario del Dipartimento di Farmacia dell’Universitá di Napoli “Federico II” e responsabile del Laboratorio di Chimica degli Alimenti, presso lo stesso Dipartimento, dove vengono effettuate le analisi dei Cannabinoidi.

Prof. Alberto Ritieni, ordinario del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Napoli “Federico II” e responsabile del Laboratorio di Chimica degli Alimenti

Secondo quanto disposto nell’allegato tecnico del Decreto Ministeriale del 9/11/2015,  il farmacista allestisce in farmacia preparazioni  magistrali a base di cannabis che comportino la ripartizione della sostanza attiva in dose e forma di medicamento,  secondo la posologia e le modalitá di assunzione indicate dal medico prescrittore. Nella preparazione dell’olio di Cannabis, per assicurare la qualità del prodotto, la normativa prevede che il farmacista effettui “la titolazione del/i principio/i attivo/i per ciascuna preparazione magistrale con metodologie sensibili e specifiche quali la cromatografia liquida o gassosa accoppiate alla spettrometria di massa ovvero il metodo di estrazione deve essere autorizzato ai sensi della normativa vigente”.Il Prof. Ritieni ci racconta come il servizio di analisi dei Cannabinoidi, che lui dirige, effettui sia alle farmacie che ai privati “una titolazione per via spettrometrica attraverso cromatografia in liquido massa in alta risoluzione di sette cannabinoidi contemporaneamente”

Come nasce il servizio di analisi per la titolazione dei Cannabinoidi presso il Dipartimento di Farmacia?

“Il servizio nasce con la legge della Regione Campania del 2016 in risposta al Decreto del Ministero della Salute del 9/11/2015. 

Le preparazioni magistrali devono essere titolate come fosse un farmaco e quindi in maniera scientificamente rigorosa, per questo nella regione Campania fu dato l’incarico ai Dipartimenti di Farmacia delle Università presenti sul territorio della Regione Campania. A seguito di tale incarico é stato messo a punto il metodo analitico e ad oggi, in risposta al farmacista che prepara una certa preparazione galenica per motivi terapeutici, su indicazioni del medico prescrittore, il laboratorio universitario effettua la titolazione dei livelli di THC e CBD  e di altri Cannabinoidi con una metodologia avanzata e sensibile”.

Ad oggi al laboratorio afferiscono diverse farmacie per la titolazione delle preparazioni galeniche a base di Cannabis. Dal suo punto di vista quali sono, se ci sono, le principali problematiche che avete riscontrato nell’analisi dei campioni pervenuti?

In passato la criticità maggiore era dovuta alla disomogeneità della preparazione, in parte per inesperienza del farmacista, che derivava da un approccio non comune per tutti i professionisti del settore. Alcuni farmacisti erano maggiormente esperti nel campo delle preparazioni galeniche, mentre altri erano relativamente più inesperti da questo punto di vista professionale e con il tempo hanno ottimizzato i diversi aspetti. 

Quel che facciamo non è solo ‘l’analisi agnostica’, ma si offre un servizio di supporto analitico ai farmacisti, fornendo dei consigli generici volti a migliorare le performance della preparazione.Accade ancora oggi che alcuni farmacisti che si avviano in tale percorso devono essere aggiornati sulla preparazione del campione. É necessario dire loro come predisporre il campione, come estrarlo, quale metodologia permette dei risultati migliori, come può essere risospeso il campione, come deve essere conservato e trasportato a temperatura controllata. Con le farmacie quel che abbiamo osservato nel tempo é una convergenza positiva verso una procedura riproducibile e performante.”

Quali secondo lei invece gli aspetti positivi o le potenzialitá sulle quali puntare per fornire un’efficienza di tutto il percorso di dispensazione delle preparazioni magistrali?

“L’aggiornamento professionale continuo è la base di ogni passo in avanti. I farmacisti hanno la possibilità, che sfruttano in alcuni settori, di potersi aggiornare dal punto di vista normativo, preparativo e farmacologico. L’aggiornamento é un aspetto importante per offrire un prodotto o un servizio che funzioni al meglio, cioè che risponda alle richieste del medico prescrittore e che il consumatore o altrimenti paziente, ne riceva il vantaggio atteso.”

Nella pratica come viene gestito il feedback del risultato analitico con le farmacie? Il dato analitico viene poi confrontato con quanto richiesto nella prescrizione del medico?

“Quello che si necessita conoscere all’arrivo del campione sono le richieste del medico prescrittore per dare un maggiore supporto al farmacista. Se il medico ha richiesto una determinata concentrazione e nella preparazione non viene individuata, si richiede al farmacista di verificare la correttezza della metodologia di estrazione e di preparazione o se la materia prima utilizzata é ancora ‘rispondente alle necessità’, se il campione é stato preparato in maniera adeguata. Tutto questo permette di verificare ogni passaggio e di individuare le criticità per porre in atto le azioni correttive. Al laboratorio non sono trasmessi dati del paziente, perchè ininfluenti sull’analisi. Peró ci confrontiamo con il valore atteso dalla preparazione.

L’ attivitá analitica ha dovuto adeguarsi ai cambiamenti di pratiche e normative nel settore della Cannabis Medica?

“Nel caso della Cannabis noi abbiamo sempre utilizzato uno strumento estremamente performante, ed é come se fossimo partiti sempre alla guida di una ‘Ferrari’. Non ho dovuto adeguare l’analitica alla normativa, anche se quest’ultima si è modificata nel tempo. Utilizzando uno strumento come lo spettrometro di massa ad alta risoluzione possiamo letteralmente ‘vedere’ sempre meno del limite dettato dalla normativa per cui le modifiche normative al momento non comportano problemi analitici.”

Lei utilizza uno strumento d’ analisi basato sulla spettrometria di massa HRMS Q Exactive Orbitrap, particolarmente sensibile e raccomandato da linee guida per rilevare tracce di THC, tuttavia nella Farmacopea Tedesca si fa riferimento all’uso dell’ HPLC-UV, che alcuni dicono che, pur essendo meno sensibile, garantisce una non degradazione del campione? Lei cosa pensa a riguardo?

“Lo strumento che utilizziamo é un HPLC molto esigente dal punto vista delle quantità e che ci permette di usare una quantitá inferiore di sostanza rispetto all’ HPLC-UV.  La differenza tra i due strumenti possiamo semplificarla in questo modo: chi utilizza l’UV è come se guardasse con una lente di ingrandimento, mentre nel nostro caso è come se guardassimo con un microscopio, quindi vediamo ben oltre alla lente di ingrandimento. 

Lo strumento UV teoricamente non è degradativo, perchè la sostanza impiegata per l’analisi non è distrutta dall’analisi ma è solo letta, pur necessitando di una quantità di campione molto diluita rispetto a quella utilizzata dal nostro strumento.  Diversamente lo svantaggio del nostro strumento è che l’analisi distrugge parte del campione, perchè per vedere il peso molecolare lo strumento letteralmente “frammenta” irreversibilmente le molecole in analisi. Questa differenza peró non porta a nessun vantaggio nella pratica, perché diversamente dall’HPLC UV, lo strumento che utilizziamo richiede una quantità infinitesimamente minore.”“Nella Farmacopea Tedesca si fa riferimento all’ HPLC-UV, perché é più economico, ha una gestione economica approcciabile anche da una struttura piú piccola, anche da una singola farmacia. Inoltre, si analizzano i principali Cannabinoidi, perchè sono più conosciuti, facilmente rintracciabili e normati. Lo strumento che noi utilizziamo é più performante, ma molto oneroso dal punto di vista economico, sia per l’acquisto che per i suoi costi di gestione.”

Il Laboratorio che lei dirige é un laboratorio universitario e pertanto votato alla ricerca. Quando e come il servizio di analisi fornito alle farmacie incontra l’attivitá di ricerca?

In quasi tre anni di lavoro, quello che abbiamo acquisito con il continuo monitoraggio dei campioni provenienti dalle farmacie sono oltre 2.500 campioni analizzati, e questo ci permette una valutazione statistica di questi campioni, di individuare le variabili in funzione della provenienza, della metodologia, della tecnica di conservazione. Con una tale massa di informazioni è possibile fare delle segregazioni statistiche utili.”

Ad oggi lei con il suo team di ricerca siete impegnati in qualche studio di cui ci puó dare un anticipo?

“Quello su cui stiamo lavorando di recente é ricercare e quantificare la presenza di metalli pesanti e micotossine in prodotti a base di Cannabis non per uso terapeutico, commercializzati anche come ‘Cannabis Light’, perché si è convinti che la pianta di canapa essendo molto rustica, non viene trattata perchè si autoprotegge. La ricerca si basa sull’analisi di un certo numero di campioni al fine di valutare i livelli di sicurezza chimica collegata a questi prodotti.”

In conclusione, come vede il futuro della Cannabis Medica in Italia dal suo vertice osservativo e di ricerca?

“Quando ho iniziato questa attivitá, i colleghi e gli amici meno preparati mi dicevano: ‘adesso tu sei per la liberalizzazione delle droghe’ e io rispondevo che ero per la liberalizzazione dei farmaci, per cercare di valutare un prodotto e dare la necessaria certificazione di qualitá e di corrispondenza al contenuto.

‘Il terapeutico’ è secondo me un prodotto oramai consolidato; bisognerebbe avere qualche prescrittore in più e puntare ad una maggiore informazione dei medici. Se i medici vedessero che questo è uno strumento utile, per i bambini in certe situazioni, per gli adulti in altre situazioni, potrebbero utilizzarlo, ma se non ne sono a conoscenza diventa difficile. Quindi se si riesce a diffondere e far conoscere questa utilitá, ‘la cannabis terapeutica’ potrá diventare un’alternativa più che interessante.

I farmacisti hanno dalla loro un profondo vantaggio culturale, conoscendo le preparazioni galeniche, quelle magistrali, e sanno che il mondo vegetale è una fonte di vantaggi notevoli per la nostra salute. Il medico deve comprendere che il mondo vegetale può fornire un vantaggio farmacologico terapeutico. Il farmacista è il migliore ‘strumento’ per preparare dei prodotti a base di Cannabis secondo ció che un medico prescrive, a patto che quest’ultimo sappia dei vantaggi e delle possibili applicazioni della Cannabis terapeutica.”


Per approfondire:

1.    Decreto 9 novembre 2015. Funzioni di Organismo statale per la cannabis previsto dagli articoli 23 e 28 della convenzione unica sugli stupefacenti del 1961, come modificata nel 1972.

2.     Legge Regione Campania n.27 dell’8 agosto 2016. Disposizioni organizzative per l’ erogazione dei farmaci e dei preparati galenici a base di Cannabinoidi per finalità terapeutiche nell’ambito del servizio sanitario regionale e promozione della ricerca e di azioni sperimentali prodromiche alla produzione da parte di soggetti autorizzati.


Autore: Redazione Cannabeta