Carola Perez è la direttrice dell’associazione Dos Emociones e dell’ Observatorio Español de Cannabis Medicinal (OECM), due organizzazioni distinte che lavorano nel campo della diffusione delle attuali conoscenze scientifiche sulla Cannabis. DosEmociones si rivolge in particolare alle persone che soffrono di varie malattie per le quali la Cannabis può comportare benefici. L’ OECM, d’altra parte, riunisce medici, ricercatori e, in generale, personale sanitario, e si impegna a far sì che il governo spagnolo stabilisca una normativa che regoli l’utilizzo della Cannabis terapeutica, con particolare attenzione alla distinzione tra uso medico e ricreativo. Alla guida di questi due ambiziosi progetti c’è Carola Perez. Il suo impegno per un uso legale e consapevole della Cannabis è nato anni fa. L’abbiamo intervistata e le abbiamo chiesto di raccontarci la sua storia e gli obiettivi che vuole raggiungere nei prossimi anni.

Qual è la situazione giuridica attuale in Spagna? Come può un paziente accedere alla Cannabis Medica?

La legge in Spagna è molto diversa da quella di altri paesi. Un paziente può usare il Sativex; il suo uso per le persone con sclerosi multipla è stato approvato. Tuttavia, rimangono molti aspetti contraddittori. Per esempio in Spagna si può usare la Cannabis a casa, ma non si può usare per strada. L’unico uso consentito, sia terapeutico che ricreativo, è all’interno di spazi privati. Non c’è una vera differenza tra uso ricreativo e terapeutico. Al momento, quindi, una persona che usa la Cannabis a scopo terapeutico non può portarla con sé al di fuori della propria abitazione.

Se un pubblico ufficiale dovesse fare un controllo per strada, il paziente rischierebbe una sanzione di 600 euro. Se la stessa persona viene nuovamente sorpresa con la Cannabis, la sanzione diventa molto più alta e può arrivare a 10.000 euro. Se le persone con sclerosi multipla possono ottenere una prescrizione per il Sativex, allo stesso tempo, l’accesso alla Cannabis Medica è molto difficile per tutti gli altri pazienti.

Quindi, in realtà la legge è quasi la stessa per chi fa un uso ricreativo e per chi, invece, ne fa un uso terapeutoco. Non c’è una vera e propria differenza tra le due cose.



Qual è l’opinione generale dei medici spagnoli sulla Cannabis Medica? Avete notato posizioni divergenti all’interno della comunità medica spagnola?

Non credo che ci sia una polarizzazione o uno scontro di opinioni. Al momento non credo che prevalga un’opinione chiara all’interno della comunità medica. La ragione di questo “stallo” è, come sempre, la mancanza di una vera regolamentazione. Ci sono un gran numero di medici che, di fronte alle richieste di Cannabis Medica dei pazienti, suggeriscono di contattare direttamente la nostra associazione.



Come, quando e soprattutto perché è stato fondato l’ Observatorio Español de Cannabis Medicinal (OECM)? Quali sono stati i progetti realizzati? Quali sono state le sfide che ha affrontato e quali saranno le sfide che affronterà?

L’associazione DosEmociones è nata nel 2014 e l’OECM è stato fondato poco dopo, nell’ottobre 2015. All’inizio, quando ci siamo rivolti ai responsabili politici per chiedere di regolamentare l’uso medico della Cannabis, la risposta che ci hanno dato è sempre stata “non c’è nessuna prova scientifica”. Come è facile immaginare, è molto difficile per un paziente portare avanti questo impegno “politico” mentre deve lottare ogni giorno contro una malattia. Per questo ho fondato l’OECM; perché avevamo bisogno di medici e ricercatori che venissero con noi per avviare un dialogo efficace con le istituzioni politiche. Tra le tante attività dell’OECM, qualche tempo fa abbiamo presentato una proposta al Congresso (il Congreso de los Diputados, la camera bassa del governo spagnolo. N.d.A.) che, però, è stata respinta da alcuni partiti politici. Allo stesso tempo, ci siamo preoccupati di effettuare analisi sulla Cannabis che può essere acquistata nei Cannabis Social Clubs spagnoli. Sono stati prelevati e analizzati diversi campioni per ricercare la presenza di metalli pesanti, impurità, pesticidi e qualsiasi altra cosa che potesse compromettere la qualità. Uno degli aspetti che ci interessa di più è fornire dati reali sulla qualità effettiva del prodotto. Ad esempio, uno degli elementi più importanti che controlliamo è l’esatta quantità di CBD e THC presente nella pianta di Cannabis.



Che rapporto ha l’ OECM con le istituzioni spagnole? In che modo le attività dell’ OECM influenzano sia i cittadini che i decisori politici?

Il nostro obiettivo è quello di ottenere una legge sulla Cannabis Medica che sia basata su prove scientifiche e che possa finalmente portare benefici ai pazienti. Il nuovo governo spagnolo tende a favorire la legalizzazione della Cannabis per uso medico, quindi è il momento giusto. Le nostre proposte saranno presto discusse e votate dal Congresso. Quello che mi dispiace, e che a volte trovo difficile da capire, è come sia possibile che diverse nazioni abbiano normative diverse sulla Cannabis Medica. Una malattia è una malattia, sia che colpisca un cittadino spagnolo o un cittadino di un altro paese.



Cosa vi aspettate nei prossimi anni per quanto riguarda la regolamentazione dell’accesso alla Cannabis Medica in Spagna?

Penso e spero che nel prossimo anno e mezzo avremo finalmente una legislazione efficace sulla Cannabis Medica. Nel corso degli anni abbiamo dato molta importanza alla comunicazione al pubblico e io stesso ho partecipato a molti dibattiti e interviste. Se quando abbiamo iniziato, solo il 50% della popolazione spagnola era a favore dell’uso medico della Cannabis, ora questa percentuale è dell’84%.



L’OECM svolge quindi (anche) una notevole attività di comunicazione verso il pubblico, il personale sanitario e le istituzioni. Quali saranno i prossimi eventi?

L’attività di comunicazione è a dir poco fondamentale per noi. Vogliamo parlare con la gente e cancellare tutti gli stereotipi che circondano la Cannabis Medica. Siamo impegnati su molti fronti. Per esempio, ci rivolgiamo anche ai paesi dell’America Latina – con i quali la Spagna ha un forte legame – e di recente ho partecipato ad alcuni incontri sul tema della regolamentazione della Cannabis in Sud America. Inoltre l’OECM sarà partner della Conferenza CannaBeta 2020 che si terrá a Madrid. Penso che sia estremamente importante continuare questo lavoro di diffusione anche insieme alle realtà europee, proprio come CannaBeta.



Cosa spera che cambierà nel mondo della Cannabis Medica nei prossimi anni?

Spero che cambi il modo in cui la gente “pensa” alla Cannabis. Anni fa non si faceva alcuna distinzione tra uso ricreativo e uso medico. Nel corso degli anni, incontrando così tante persone, ho visto come, parlando di scienza, di risultati e di dati concreti sui benefici della Cannabis terapeutica, il messaggio viene colto anche dai più scettici. Parlare di Cannabis attraverso stereotipi è sempre stato sbagliato. Comunicando seriamente e dimostrando quanto la Cannabis sia efficace nel trattamento del dolore, per esempio, la gente capisce e diventa empatica come mai prima d’ora. È in questo modo che, come ho detto prima, la percentuale di cittadini spagnoli a favore della Cannabis per uso medico è aumentata drasticamente da quando abbiamo iniziato le nostre attività di disseminazione. Spero che avremo una normativa per la Cannabis Medica e, in parallelo, avremo anche un regolamento per l’uso ricreativo, per il quale il 47% dei cittadini spagnoli è favorevole.



Cosa l’ha spinta a impegnarsi in questo particolare settore di ricerca? 

A undici anni sono caduta mentre pattinavo e mi sono rotta il coccige. L’infortunio era molto grave. I medici mi hanno rimosso l’osso quando avevo diciotto anni. Le cose sono andate sempre peggio e ho iniziato a provare un intenso dolore neuropatico. Per tentare di migliorare la situazione, gli interventi chirurgici si sono succeduti uno dopo l’altro. Per ridurre questo dolore insopportabile, poi, mi sono stati prescritti antidolorifici, morfina e antidepressivi. In quel periodo della mia vita prendevo 19 pillole al giorno, tutti i giorni. Di conseguenza, ho sviluppato una dipendenza. Ci sono voluti molti sforzi per smettere di prendere le pillole e i farmaci oppiacei. Ma il dolore persisteva ed era completamente insopportabile.

È stato in quel periodo della mia vita che – per puro caso – ho provato la Cannabis e il risultato è stato quasi scioccante per me. Era in grado di lenire il dolore. È stato allora che ho iniziato a interessarmi al mondo della Cannabis Medica. Ho subito notato la mancanza di informazioni e di sostegno per i pazienti e ho deciso di intraprendere questa “battaglia”. Se ripenso a quegli anni della mia vita, sono sicura che non sarei mai stata in grado di andare avanti così a lungo.

Era impossibile vivere con una tale sofferenza. Non voglio che nessuno sperimenti quello che mi è successo ed è per questo che ho deciso di fondare l’associazione. Oggi sono ben 1.500 i pazienti che si rivolgono a DosEmociones per avere informazioni, consigli e conforto.